Ricordando Marzio Strassoldo

Strassoldo e la questione autonomista

Il percorso politico-culturale di Marzio Strassoldo si evolve nell’arco di circa 25 anni di vita pubblica caratterizzata da due periodi fondamentali: il periodo universitario svolto come rettore dal 1992 al 2001 ed il periodo politico come presidente della provincia di Udine fra il 2001 e il 2007 quando un’incresciosa inchiesta giudiziaria tronca il suo mandato obbligandolo a dimettersi. Uscito dalla fase politica dedica le sue energie allo sviluppo del Movimento Identità e Innovazione, stimola l’attività del CIRF (Centro interdipartimentale per la ricerca sulla lingua friulana) getta le basi per la costituzione della Società Scientifica e Tecnologica Friulana (SSTF) contribuisce allo sviluppo di una intensa attività editoriale con la rivista bilingue “Gional Furlan des Sciencis, che diffonde articoli scientifici in lingua friulana e inglese, la rivista Cil & Tiere più divulgativa ed il foglio on line “Gnovis” uno strumento importante di aggiornamento politico e culturale dei fatti regionali. La disavventura politica non ha oscurato il contributo di Marzio alla causa autonomista friulana basata su una lucida visione di una strategia di sviluppo globale ma al tempo stesso rispettosa della componente locale non dimenticando che le persone che vivono in questa regione sono il frutto di retaggi culturali, familiari e territoriali inscindibili fra loro.

Del periodo universitario si ricorda l’approvazione dello Statuto che avvia un ampio processo di normazione subordinata: i regolamenti generali, i regolamenti delle facoltà e dei dipartimenti, i regolamenti attuativi, la crescita edilizia, l’espansione della offerta didattica che hanno portato l’ateneo udinese a superare per iscrizioni quello triestino. Il contributo di Marzio allo sviluppo della Università friulana è stato sintetizzato dal Rettore Prof. De Toni che obiettivamente lo ha riconosciuto come uno dei principali responsabili del progresso economico e sociale non solo dell’ateneo ma di tutta la regione friulana, elaborando un modello inedito di valori identitari, tutela della lingua friulana progresso scientifico e umanistico come elementi di coesione e identificazione della società friulana. A Marzio è stato riconosciuto il merito di avere attuato un modello di Flagship Universiy americana impegnata nell’acquisizione del prestigio internazionale basato sui parametri di eccellenza della ricerca ma con la mission di servire la comunità locale contribuendo al suo sviluppo nei settori dell’agricoltura industria e servizi. Identità e innovazione sono divenute pertanto le parole chiave e assiomi di una strategia di sviluppo economico politico e sociale le cui principali tappe sono: 1995, fondazione del Centro interdipartimentale di ricerca sulla cultura e la lingua del Friuli e la costituzione di Friuli Formazione; 1999, fondazione del consorzio Friuli Innovazione, il parco scientifico e tecnologico destinato a incubare imprese di nuova costituzione da parte di imprenditori e ricercatori friulani. Nella sua visione strategica, questi tre enti, devono interagire con l’università per promuovere occupazione per giovani laureati che rappresentano il capitale umano dello sviluppo regionale, mentre oggi con gelida incoscienza alcuni politici ne auspicano l’emigrazione. Alessio Fornasin, demografo dell'Università di Udine ha rilevato che il FVG, e l'intera nazione italiana, a differenza di altri Paesi 'importano' sintetizza questo dramma:” persone di basso livello di istruzione sostituiscono le eccellenze “made in Friul” con la cosiddetta 'fuga dei cervelli' che dal 2004 al 2010 è cresciuta dal 7 al 12,9 per cento. Peccato che Marzio non potrà assistere al G7 delle Università a Udine nei giorni 29 e 30 giugno 2017 che avrebbe dimostrato come questa relativamente piccola università friulana abbia potuto crescere e imporsi come ateneo di riferimento per la globalizzazione del sapere.

La seconda fase è il progetto politico autonomista di Marzio fondato istituzionalmente sui titolo 5° e l’articolo 6 della costituzione e sul dibattito storico svolto all’interno della regione. Il titolo 5° prevede l’autonomia amministrativa di Comuni, Province e Città metropolitane ed ammette che le Regioni abbiano una propria autonomia finanziaria di entrata e di spesa. Questo principio non ha mai trovato piena applicazione nel nostro ordinamento a causa del divario di sviluppo fra le regioni italiane sostituendolo col principio della solidarietà che sopprime la sussidiarietà. Ne è conferma la recente iniziativa del sindaco di Rivignano-Teor, Mario Anzil che sulla separazione fra Udine e Trieste ha raccolto un grande consenso fra le varie correnti del movimento autonomista fra cui citiamo: Identità e Innovazione, Movimento Autonomista Friulano, gli indipendentisti del Front Furlan e di Repubbliche Furlane, Patrie Furlane. Il Consiglio regionale l’ha rigettata dimostrando ancora una volta come i poteri forti dei partiti tradizionali abbiano la meglio sui gruppi autonomisti per inconsistenza numerica. L’art. 6 prevede la tutela delle minoranze linguistiche rappresentative di minoranze etniche e culturali, diffuse su tutto il territorio ma insediate con maggiore tutela su specifiche realtà regionali come la Valle d’Aosta, l’Alto Adige. Esso si collega all’articolo 5 relativo alle autonomie territoriali e al principio generale dell’articolo 2 che tutela le formazioni sociali come comunità intermedie tra i singoli e la Repubblica. Il combinato disposto degli artt. 5 e 6 della Costituzione italiana (quest'ultimo articolo ha anche trovato attuazione nella Legge 482/99) sancisce la diversità linguistica del friulano (nelle sue varianti locali), un elemento fondamentale della Specialità regionale lo sloveno e il tedesco riconosciute e tutelate come lingue minoritarie storiche. Il terzo punto trae spunto dal lungo percorso di elaborazione dell’idea autonomista friulana inizia dal 1945 e concretizzatasi nella proposta di due entità giuridicamente autonome: il Friuli comprendente le tre province attuali, governata con risorse proprie sulla base di elementi di sussidiarietà e la città metropolitana di Trieste comprendente la provincia di Trieste. L’elaborazione della proposta è opera di illustri pensatori e politici che si sono succeduti dal 45 ad oggi (vedi Collana di studi sull'autonomismo, diretta da Gianfranco Ellero e Geremia Gomboso, dedicata alle personalità più significative del movimento autonomistico friulano) fra le quali si citano: Fausto Schiavi, (presidente del Movimento Friuli dal '67 al '72) Gino Di Caporiacco,( sulla questione del "matrimonio forzato" tra il Friuli e la Venezia Giulia ed il figlio Alberto di Caporiacco), Tiziano Tessitori, (uno dei padri dell'autonomismo friulano del secondo dopoguerra e, assieme a Marchetti, una della figure più importanti del '900 in Friuli). Arnaldo Baracetti, (difensore della specialità e riconoscimento ufficiale della lingua friulana e per l'istituzione dell'Università del Friuli).don Francesco Placereani, ispiratore della 'Mozione del Clero per lo sviluppo sociale del Friuli' e traduttore, assieme a don Antonio Bellina, della Bibbia in marilenghe. Famoso il suo messsaggio: I furlans an da vé la cussience di jessi un Popul, di vè  une muse diferente di chei altris, nol vûl dì sieràsi dentri tal curtilut di cjase, ma spalancà i puartons di ogni bande ae int di dutis li sbandis. Altri autorevoli esponenti sono: Nelso Tracanelli, don Giuseppe Marchetti, Pier Paolo Pasolini, mons. Luigi Faidutti, Giuseppe Gentilli, Faustino Barbina,( battaglia per l'autonomia del Friuli e per il riconoscimento di Udine quale capitale della Regione) Luigi Ciceri, Luigi De Biasio e Chino Ermacora.( con Tessitori, D’Aronco e Pasolini, uno dei sostenitori dal 1945, della Regjone autonoma dal Friûl.. Il rimpianto di Marzio è che i friulani non abbiano saputo concretizzare il messaggio autonomista in un partito come in Alto Adige con la Südtiroler Volkspartei, in Trentino con il Partito Autonomista Trentino Tirolese e l’Unione per il Trentino, in Val d’Aosta con la Union Valdotaine, in Sardegna il Partito sardo d’Azione, in Sicilia il Movimento per le Autonomie. Tre grandi conquiste sono state realizzate a partire dal 1976. La ricostruzione postsisma, che ha rivelato un senso di grande coesione, di capacità progettuale, di disciplina organizzativa impensabile in altre regioni italiane. IL secondo è la nascita e lo sviluppo della Università friulana un potente strumento di sviluppo scientifico e culturale di cui hanno beneficiato imprese operanti in settori diversificati che ha contribuito dal punto di vista intellettuale ad allargare gli orizzonti e comprendere la necessità dell’adattamento al cambiamento. Il terzo punto è la riscoperta della lingua friulana come collante della comunità che altrimenti si sarebbe sfaldata ed avrebbe ceduto più rapidamente alle opportunità della globalizzazione. La lingua è certamente un collante importante dell'identità comunitaria ma non solo. Un approfondimento scientifico in tal senso è stato offerto dalle iniziative di Marzio per incentivare ricerche sulla lingua friulana non solo in ambito letterario o filologico ma anche scientifico e commerciale. Un filone importante in cui Marzio ha creduto è il marketing della comunicazione in lingua friulana partendo dal presupposto che lo scambio commerciale è anche una espressione relazionale in cui la soddisfazione stimolata da bisogni primari ed edonistici contribuisce alla scelta del consumatore sui beni realizzati con attività locali. L’ultimo libro di Marzio presentato qualche settimana fa dal titolo “Economia delle minoranze linguistiche” ribadisce in forma più ampia questo concetto aggiungendo motivazioni sociali a quelle economiche che hanno a che fare con i sentimenti della popolazione. Le trasformazioni che si verificano nelle basi economiche delle minoranze linguistiche e nella rete di rapporti economici in cui esse vengono inserite giocano un ruolo importante e creano difficoltà alla conservazione delle caratteristiche identitarie ed alle connotazioni linguistiche originarie di una comunità.

Sulla specialità regionale, Marzio aveva capito che le giustificazioni storiche, territoriali o economiche non erano sufficienti a dare consistenza giuridica alla specialità friulana. Aveva quindi puntato sulla lingua di cui aveva inteso le due funzioni fondamentali: la tutela delle comunità storiche locali che nella regione sono tre: slovena, tedesca e friulana e la capacità di rivendicare a livello internazionale con la lingua la propria autonomia. Un merito di Marzio che molti hanno sottovalutato è stato quello di mobilitare ai tempi in cui era rettore esperti di lingue per un lavoro di uniformizzazione della lingua friulana sul principio che ogni lingua, deve possedere una coinè di riferimento ed una grafia comune. Nel 1985 la elaborazione della Koiné viene affidata ad un arbitro esterno, il prof. Lamuela, catalano, professore di filologia romanza presso l’Università Autonoma di Barcellona, ed esperto di lingua friulana. La elaborazione di Lamuela si basò sul contributo primario della Commissione e delle associazioni e degli scrittori friulani, con delle soluzioni originali del prof. Lamuela stesso. La proposta di Lamuela (“La grafie furlane normalizade”) fu approvata dal Consiglio della Provincia di Udine nel 1996, poi con Decreto del Presidente della Giunta Regionale nel 1996 e con legge regionale (con alcune modifiche) nel 1998 conferendo al friulano la dignità di lingua. Le iniziative a supporto della diffusione di lingue minoritarie furono molte, cito un convegno sull’art 6 relativo la legislazione nazionale sulle minoranze linguistiche e sulla legge 482 organizzato dal Centro internazionale sul plurilinguismo nel 2001 diretto da Vincenzo Orioles e dall’Università di Udine, in sala Ajace di palazzo D'Aronco a Udine. Una seconda iniziativa realizzata nel 2002 si svolse presso la Provincia di Udine con il convegno internazionale “Lingue minoritarie e Identità Locali” a cui parteciparono i rappresentanti di numerose minoranze linguistiche europee in cui la lingua locale era trattata come strumento di sviluppo economico.

Conclusione

Il cruccio di Marzio era come mai il Friuli non fosse stato in grado di costituire un forte movimento autonomista in grado di valorizzare le risorse del suo popolo attraverso un regime di forte autonomia, non soggetta ai vincoli economici e finanziari imposti dallo stato. Egli continuava nello sforzo di individuare le cause di questi limiti alle forti pulsioni autonomiste e la necessità di organizzare le forze in grado di esercitare un ruolo di qualche importanze nelle istituzioni pubbliche regionali. Fra le diverse che aveva individuato si citano: i) l’assenza di un retroterra culturale e di una rete associativa che potesse costituire il vivaio di quadri autonomisti disponibili a spendersi attivamente in politica; ii) l’assenza di un tessuto di associazioni culturali dirette a valorizzare la lingua e la cultura friulana; la scarsa capacità critica di analizzare il rapporto società-autonomismo rispondendo ai bisogni del territorio in forte cambiamento, utilizzando maggiormente le istituzioni culturali presenti in regione. La stessa Società Filologica, per quanto abbia svolto un importante lavoro per la cultura e la lingua, non si è mai dedicata all’approfondimento di queste tematiche autonomiste.

La mera rivendicazione degli aspetti linguistici o di una generica specialità non sono adeguati alla formazione di un forte movimento politico che deve avere una componente ideologica, un riferimento economico, una struttura logistica, una capacità dialettica ed una rappresentanza politica per poter offrire attrattive ai propri elettori convincendoli della capacità di esercitare un ruolo progettuale e non meramente dialettico. Se non si propongono strategie di fondo basate sulla evoluzione storica del movimento, alla prima occasione esploderanno le contraddizioni interne, i soggettivismi e le antipatie oggi visibili in tutti i partiti.

Noi ricorderemo Marzio per quanto ha fatto (e forse non riconosciuto) per questa regione dedicando le sue energie al progresso di una popolazione in cui genuinamente credeva aiutandola a progredire quando è stato all’università, quando si è speso nella politica e quando ha sviluppato sul piano culturale e storico sforzandosi di dare alla popolazione friulana la dignità e l’orgoglio che solo una persona dotata di una squisita cultura e generosità (qualità ormai rare) sa fare.

articolo a cura del professor Franco Rosa

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